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FABIO LOFFREDO – TUTTOROCK
Una nuova band, un album d’esordio, i Giudah! sono di Treviso e sicuramente scelgono una strada difficile per farsi conoscere e questo è un punto a loro favore. I Giudah! sono un trio capace di sconvolgere con la loro musica, usano l’elettronica come strumento per colpire l’ascoltatore, ma un tipo d’elettronica diretta e sfrontata, ai limiti dell’industrial. “Intro”, lo dice il titolo stesso serve da introduzione all’album, anche se è lungo per essere solo un intro, quasi quattro minuti di musica strumentale, dove la prima metà ha cori gregoriani e misteriosi e la seconda metà è elettronica dura e ad effetto noise. Il primo vero brano è “Venom”, sempre forti dosi di musica elettronica, c’è la voce e verso la fina arrivano anche le chitarre a dare un base industrial e metal al brano. Ci sono sonorità più atmosferiche in “Rosemary Fields” e da segnalare sono anche brani come “The 47th Grace Of Mrs Hatwing”, dove le ritmiche si rallentano per diventare un raffinato brano con momenti d’elettronica atmosferica, con pianoforte e forti rimandi ai migliori Ultravox. “Friday Night Theme” racchiude tutto il mondo dei Giuda!, i momenti più ariosi e quelli più complicati, contorti e forti e “Soogo!” chiude il cd con forti elementi elettronici ed industrial. Una band coraggiosa che vuole aprirsi la strada con una proposta musicale ricercata ed originale.


di Giancarlo Passarella – MUSICALNEWS

Giudah! – cd 2016 (Sisma, Soviet Dischi, Indiemood, Consorzio etichette indipendenti) electro dark, onirico ed a tratti lounge
Due battute in più e quell’intro potrebbe diventare figlio di Punk Islam dei C.C.C.P.: poi inciampi in Down by tempo e ti volti attorno, perché potresti essere ad un party in riva al mare, con tanto di cocktail dai nomi astrusi!

Voce filtrata e mai in primo piano! Il disco dei trevigiani Guidah! non propone termini di paragone e questo è sicuramente un punto a loro favore, perché gli artisti devono essere sempre anime in cerca di nuove esperienze artistiche e scopritori di luoghi ibridi, dove far germogliare semi su cui la tua voglia di sperimentare è unica…

Quindi agli iniziali complimenti per il modus operandi dei Giudah! dobbiamo aggiungere la riflessione storica ai loro vecchi fans, perché la conversione a questo nuovo mix alchemico è assai lontano dal rock tosto delle band da cui provengono … so far away!

Sta a voi scegliere l’approccio con cui avvicinarvi a questa nuove canzoni, perchè il crogiolo in cui hanno fatto bollire noise, industrial e new wave potrebbe ammaliarvi o lasciarvi forti dolori dalle parti dell’intestino tenue. Oppure potete prendere i vari spunti hardcore, post rock ed electronic’80 e farli diventare il vostro soundtrack ideale… perché vi siete votati ai campionamenti a go-go! Difficile capire quale percorso sarà quello futuro che la band vuole percorrere, perché la scelta di realizzare il videoclip su un brano come A teaser potrebbe essere illuminante o fuorviante, stimolante o troppo introspettivo.

Tanto per chiarirci (e/o complicarsi) la loro filosofia, sul retro della limited version del loro cd, leggo…You’re buying not a record, but a solid piece of our music. You economical support will be invested in the recording of the new album. No drug dealer will be exploited..
Avvertite pertanto il pusher che avevate contattato che è inutile recarsi a Treviso per contattare i Giudah! come potenziali consumatori: sono alle prese con la À la recherche du temps perdu, lasciata probabilmente in qualche bettola teutonica… circa 30 anni fa!


“GIUDAH!”: UN ALBUM COMPATTO TRA NOISE, INDUSTRIAL E NEW WAVE
Tradire il proprio passato di rocker metallari con l’elettronica può suonare come una bestemmia fortissima, eppure per quanto non sia certo una novità, questa ponte tra due mondi riserva sorprese inaspettate. E’ il caso del disco d’esordio dei Giudah! trio trevigiano che utilizza la musica sintetica con la libertà di chi non ha preconcetti ma solo tanta voglia di sperimentare le mille versatilità di synth, loop station e drum machine. L’album eponimo della band si caratterizza per la buona creatività, in cui tutti gli elementi di base sono sì riconoscibili ma che sommati rendono un’alchimia nuova, dove la cassa dritta e un certo gusto per la melodia retrò si unisce a un sound dall’incedere oscuro fatto (anche) di aperture pop e tastieroni dal forte sapore eghties. Le tracce del disco scivolano veloci risultando un buon mix di testa e pancia. Nove brani, poco più di mezz’ora, che tendono a colpire decisamente forte: “Venom” e “Friday night theme” su tutti.
Con un sound di questo tipo la buccia di banana è in agguato a ogni battuta ma i Giudah! se la cavano con merito perché, pur avendo ben chiare le loro influenze, riescono a codificare con originalità la propria formula di elettro-dark. Frullando e rifrullando noise, industrial e new wave ne esce un album compatto che scorre via con una facilità quasi inaspettata. Vinta la prima prova, non resta che testare dal vivo tanta nera energia.

Marco Di Millia


Giudah!, tradire come essere fedeli
Sara Lotta —PERSINSALA
É uscito l’11 aprile l’album d’esordio della band trevigiana Giudah!, un mix ben riuscito di post-rock, metal, elettronica, hard core e suoni pop.
Si chiamano Giudah! vengono da Treviso e il loro omonimo album d’esordio è decisamente interessante.

Un disco che si compone di nove tracce, ovvero nove dichiarazioni di amore e di tradimento; Giudah! attraversa il post-rock, il metal, l’hard core, senza disdegnare il pop per approdare all’elettronica in una chiava che compone un tessuto articolato, le cui trame si intrecciano, si perdono e si ricompongono continuamente.

Colpisce come alcune di queste sembrino emergere dall’oscurità o dal tradimento di cui prima; un tradimento del proprio passato, delle proprie esperienze musicali regresse, un tradimento che – come ogni tradimento che si rispetti – è un atto di onestà, un tentativo di rimanere fedeli a se stessi.

Traccia che ha anticipato Giudah! (uscito l’11 aprile su Sisma, Soviet Dischi, Indiemood, Consorzio etichette indipendenti) è A Teaser, una sintesi di tutto ciò che il disco garantisce: campionamenti, sperimentazioni, utilizzo di drum machines, colpi intensi di basso e chitarra elettrica, momenti lirici e minimalisti, quasi silenzi che si aprono, squarci come radici che affondano in un terreno fertile.

Giudah! viene distribuito in una preziosa edizione numerata di cinquanta copie, ognuna con una copertina diversa, disegnata da altrettanti grafici.

I Giudah, ovvero Francesco Mirò, Andrea Loide e Alessandro Buggiardino, provano a immaginare la musica del futuro ripercorrendo con nuove sonorità sentieri già noti.

Il loro tentativo – riuscito – è cosa ambiziosa: pensare che ci sia ancora qualcosa di nuovo e di interessante da dire.


MUSICTRAX
Debutto omonimo per i Giudah! (Sisma, Soviet Dischi, Indiemood, Consorzio etichette indipendenti): nonostante il nome della band possa riportare a tradimenti dylaniani di altra epoca, il disco si articola su nove tracce tra elettronica, post-rock, metal e hardcore.

Giudah! traccia per traccia
Si parte da Intro, che introduce cori più o meno religiosi presto inframezzati da ritmiche irregolari e suoni sintetici, che prendono possesso del brano verso il finale. Dopo rumori di fondo di varia natura, Venom parte a spron battuto con un drumming che impazza e il volume del pezzo che aumenta.

Rosemary Fields fa registrare profili più pop, con qualche nota di pianoforte che si mostra sullo sfondo. Un po’ di dark wave (ma con battiti quasi EDM) per Down by Tempo, che emerge gradualmente dall’oscurità.

A seguire Dresscode, un codice di abbigliamento che punta su colori forti, scelte elettroniche importanti, svolte rumorose e dalla ritmica complicata, almeno sulle prime, per lasciare poi spazio a un pezzo veloce e diretto. The 47th Grace of Mrs. Hawting è molto più essenziale e contenuta, quasi solo voce e battito, ancora con qualche nota di pianoforte.

La già nota, per via del singolo, A Teaser si presenta con caratteristiche tra il noise e l’industrial, prima di entrare in ambienti più ovattati e quasi lounge. Friday Night Theme si tiene su velocità piuttosto interessanti, suggerendo un’idea di forza complessiva. Si chiude con Soogo!, altro passaggio non immediato in territori elettronici irti di difficoltà e sorprese dietro ogni angolo.

Buon esordio, quello dei Giudah!, che percorrono larghi tratti del panorama elettronico; una strada spesso ad alta velocità, comunque compiuta con una certa consapevolezza e buone caratteristiche di ispirazione.


ROCKIT
Giandomenico Piccolo
L’elettronica come un mezzo per rinnovare la propria arte, per dare spinta diversa ai linguaggi musicali attraverso campi inesplorati. Il genere dei Giudah! non è immediatamente definibile e riconoscibile, ma l’esordio eponimo nella forma di long play, prodotto da Dischi Soviet Studio e Sisma, è carico di buone intenzioni e spunti interessanti.
Nove tracce per una corposa mezz’ora d’ascolto che parte subito col piglio giusto: “Venom” apre il disco e convince, grazie a dinamiche basso-batteria labirintiche ed un cantato molto catchy. Scivolano i brani e l’attenzione si catalizza sugli episodi finali: “A teaser” suona splendidamente dub, “Friday night theme” sembra Rino Gaetano che canta in inglese carico di effetti vocali (prima delle aperture finali che capovolgono totalmente la struttura del brano) e “Soogo!” trasuda dubstep fra controtempi e ritornelli melodici; una tripletta da riascoltare in loop, coerente e carismatica nonostante le ampie spaziature.
Un buon disco che decolla fino a toccare quote pazzesche sulla lunga distanza: ottima prova per il trio trevigiano che archivia la prima performance studio aggirando scivoloni clamorosi, sale la curiosità per saggiare tanta energia dal vivo, nel frattempo ci cibiamo di questo disco.


I GIUDAH! L’ENERGIA HARDCORE NELL’ELETTRONICA
Alessandra Ghizzo — RADIO VENETO UNO
Un’elettronica inedita, compatta come un pugno nello stomaco, che emerge sulla scia di un passato post-rock, metal ed hardcore. I Giudah! sul web si presentano a volto coperto, ma nessuna autocensura sulla loro identità. Nati in origine come progetto solista di Federico Rosada, già leader dei Mary goes to Vietnam, per esplorare generi e sonorità oltre i confini del rock, vengono presto coinvolti Maurizio De Salvo alla chitarra e Alessio Ruggeri al basso. Ora i Giudah! presentano il loro primo disco, omonimo, uscito l’11 aprile. 9 pezzi pulsanti costruiti su un’impalcatura serrata di drum machines, linee di synth, sferzate di basso e chitarra elettrica su cui spicca sempre la melodia.
Noi abbiamo ascoltato Friday Night Theme, A teaser, Venom, The 47th Grace of Mrs Hatwing, Soogo!
L’album uscito per Sisma, Soviet Dischi, Indiemood, Consorzio etichette indipendenti è stampato in 50 copie handmade, ognuna con una copertina diversa, disegnata da altrettanti grafici.


Giudah! – Una sberla in primavera
Enrico Grando — Dierty Little Review
Hardcore, post-rock ed elettronica: era un pezzo che non sentivo un debutto così.
I Giudah! sono tre musicisti di Treviso al loro primo disco insieme e in questo lavoro hanno messo dentro più o meno tutto ciò che sto ascoltando ultimamente.

Nove tracce che suonano come una sberla che ti risveglia una volta per tutte da quella sonnolenza primaverile (dai, siamo tutti un po’ rincoglioniti ultimamente, non sono da solo). Federico (voci, sampler, synth, batteria), Maurizio (voci, synth, chitarre) e Alessio (basso, drum machine) ci sanno davvero fare. In Giudah! (disco omonimo) si sente il passato metal e hardcore dei componenti del gruppo, ma hanno voluto aggiungerci un bel po’ di elettronica, quasi dub a tratti, e il risultato è davvero ottimo.

Che poi, chi legge Dirty Little Review sa che spesso faccio il fenomeno ma alla fine di elettronica non capisco davvero nulla. Sono cresciuto musicalmente mangiando dischi di Pearl Jam e Afterhours e quando si tratta di ballare o muovermi un po’ faccio davvero pena. Ho ascoltato però il disco dei Giudah! la prima volta in ufficio, con il volume delle cuffie sparatissimo e non riuscivo davvero a non muovere la testa e a godermi i suoni di synth e drum machine. Friday Night Theme è il pezzo migliore dell’album, tre minuti e mezzo che ti restano in testa almeno per le successive tre ore.

Il disco sta uscendo giusto oggi (11 aprile 2016 per chi leggerà tardi), potete già ascoltare qualche pezzo nel soundcloud della band.
So già che tra un po’ tornerò al mio rock noioso, ma intanto tengo le cuffie in testa il più possibile e mi godo il suono dei Giudah!
Come ascoltarlo: Rigorosamente in cuffia per godere dei mille suoni. Non in macchina, potrebbe essere pericoloso.

Pezzoni: Friday Night Theme, A Teaser

Anno: 2016

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